Albaicín, il quartiere arabo a Granada

Il quartiere dell’Albaicín, dichiarato patrimonio dell’Umanità nel 1984, fu nel passato il nucleo dell’attuale città di Granada. Sorge sulla collina occidentale davanti alla Sabika, la collina orientale su cui sorge l’Alhambra.

Sull’origine del suo nome esistono varie versioni. Alcuni storici sostengono che deriva da una parola araba che significa “quartiere dei falconieri”, altri affermano che deve il suo nome agli arabi della città di Baeza che si trasferirono in massa a Granada dopo essersi arresi alle truppe cristiane durante la “Reconquista”. Tuttavia, le sue origini risalgono ad antiche tribù preistoriche. Dopo gli iberi, arrivarono i romani e lì crearono fori e bagni. Successivamente, con la caduta dell’Impero Romano, vi si installarono i visigoti e vi rimasero fino all’arrivo degli arabi. Fu proprio durante la dominazione arabo-berbera che questo quartiere visse il momento di massimo splendore, arrivando ad avere circa 60 mila abitanti e ben 26 moschee. Durante i 700 anni di dominazione araba, l’Albaicín divenne un quartiere molto popolare, simile all’attuale città di Fez in Marocco. Un labirinto di case, vicoli stretti e contorti (per salvarsi sia dal calore dei giorni estivi che per rallentare la corsa di eventuali ladri) dove viveva gente, per la maggior parte, povera. Dopo la conquista di Granada da parte dei Re Cattolici (02/01/1492), molti musulmani fuggirono o furono espulsi lasciando le proprie case abbandonate. I cristiani utilizzarono questa zona per costruire nuovi palazzi in stile “múdejar” (stile ispanico-musulmano) approfittando della mano d’opera degli artigiani “moriscos” (musulmani forzatamente convertiti che vivevano in territorio cristiano).

Si tratta, quindi, di un quartiere assolutamente da visitare, ricco di storia, da ripercorrere a piedi, nelle ore più fresche del giorno oppure di notte, alla luce calda dei lampioni, lasciandosi avvolgere dalle note di qualche lontano canto gitano.