Lo scialle veneziano e il mantón de Manila

Lo scialle veneziano e il mantón de Manila

Lo Scialle veneziano e il Mantón de Manila…due scialli, due storie, ma la stessa magia…

Lo scialle veneziano

La prima fabbrica di scialli a Venezia risale al 1761, quando un tale Giovanni Zivaglio, di origine armena, fuggito dal suo Paese per motivi religiosi e rifugiatosi a Venezia, chiese la licenza di fabbricare “fazzoletti come si usano nelle Indie e portati anche dalle donne dello Scià di Persia” per poter mantenere la sua numerosa famiglia. La seta a Venezia era conosciuta e lavorata fin dall’antichità, ma ricevette un grande impulso con l’arrivo della comunità dei Lucchesi a partire dal 1314. Questo “fazzoletto” fu chiamato “zendalo” e se ne diffusero principalmente due versioni: in seta con lunghe frange usato dalle cortigiane, oppure in lana, caratteristico tra le popolane. In seguito venne rinominato scialle, dal francese châl il quale, a sua volta, viene dal persiano shāl. Dal modo in cui veniva indossato poteva diventare un indumento molto seducente: con le spalle  leggermente scoperte per richiamare l’attenzione di qualche ragazzo un po’ timido, oppure, con  spalle coperte, lanciando con la mano il lembo. Da qui il detto “tacàr botòn” (attaccare bottone), in quanto con questa mossa le lunghe frange si impigliavano nei bottoni del giovane creando un “casuale” incontro.

...Se diria che ti parlasi
Figureta popolana,
Quanta grazia veneziana
Fra le pieghe de quel scial!
Fra le franze intorcolae,
Da la mossa berechina,
Le to’ forme se indovina
Che scombussola el pensier.....
Eugenio Genero

Personalmente adoro indossare lo scialle veneziano, ne possiedo uno nero con rose ricamate ed un altro bianco in tinta unita, entrambi in lana. Amo indossarli soprattutto al cambio di stagione, quando essere avvolta da questa soffice cappa mi fa sentire bene, mi copre, mi riscalda; sembra quasi che diventi uno scudo che impedisca all’umidità veneziana di penetrare nelle mie ossa, come se mi dicesse “non ti preoccupare, ti proteggo io”. Altre volte diventa quasi un mantello invisibile: passeggi avviluppata tra le falde, osservi, ti soffermi e sembra quasi che nessuno ti veda, ti senti invisibile…ti senti sicura.


Il mantón de Manila

Lo scialle spagnolo, chiamato Mantón de Manila, è uno dei capi che più caratterizzano lo stile classico spagnolo. Si può trovare in varie misure: mantoncillo quello più piccolo usato sopratutto come ornamento nei vestiti da sevillana o negli abiti regionali e quello grande impreziosito da lunghe e ricche frange che scendono come una vera cascata di luce. Ma perchè il nome Mantón de Manila? Nonostante sia conosciuto con questo nome, dobbiamo pensare che la lavorazione ha quasi più di 4.000 anni e proviene dalla Cina, famosa per la manifattura della seta e per i suoi ricami. Tuttavia prese il nome di Manila (le Filippine furono una colonia spagnola fino al 1898) in quanto questa città canalizzava la partenza di tutta la merce che veniva dalla Cina verso i porti di Acapulco in Messico e dal Messico al porto di Siviglia. All’inizio i ricami riflettevano sempre il gusto orientale con motivi di draghi, pagode e fior di loto. Più tardi, invece, acquisirono il gusto europeo con fiori come rose, peonie, garofani e tulipani, e le frange divennero sempre più ricche e lavorate. Oggi si continua ad indossare questo elegantissimo capo in molteplici occasioni. Nel flamenco il mantón prende vita, balla, danza, vola e avvolge la bailaora…pura emozione, diventa una seconda pelle.

Benito Pérez Galdós nel suo romanzo Fortunata y Jacinta dice “ […] A este ilustre chino deben las españolas el hermosísimo y característico chal que tanto favorece su belleza. El mantón de Manila, al mismo tiempo señoril y popular, pues lo han llevado en sus hombros la gran señora y la gitana. Envolverse en él es como vestirse con un cuadro. La industria moderna no inventará nada que iguale a la ingenua poesía del mantón, salpicado de flores, flexible, pegadizo y mate, con aquel fleco que tiene algo de los enredos del sueño […]” (*)

Condivido pienamente questo pensiero di B. Pérez Galdós; ogni volta che lo indosso ho la netta sensazione di vestire un quadro, un’opera d’arte, tanto da sentirmi quasi intimorita dalla sua bellezza, delicatezza ed eleganza ma anche da tutta la fierezza che prigiona. Ebene sì, quando l’indossi diventa il vero protagonista e tu semplicemente il mezzo affinché possa prendere vita. In questo turbinio di passioni, emozioni e poesia io rimango letteralmente catturata, completamente embrujada…completamente stregata…

(*) […]A questo illustre cinese le donne spagnole devono il bellissimo e caratteristico scialle che tanto valorizza la loro bellezza. Il mantón de Manila, allo stesso tempo signorile e popolare, lo hanno portato, quindi, sulle spalle sia la grande signora che la gitana. Avvolgercisi è come vestirsi con un quadro. L’industria moderna non potrà mai inventare nulla che possa eguagliare l’ingenua poesia del mantón, tempestato di fiori, flessibile, aderente e coprente, con quella frangia che ha qualcosa delle volute del sogno […]

Per saperne di piu: https://youtu.be/k6QG_RNDAOc

Scritto il 23 Set 2019 da Lorenza

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